Ai miei tempi, o meglio quando nacquero i primi social media, la qualità generale delle piattaforme si attestava sicuramente su livelli medio/alti.
Il concetto di rete sociale aveva senso di esistere; ciò che gli utenti visualizzavano era prettamente legato alla cerchia delle persone seguite, rigorosamente in ordine cronologico.
Gli attori coinvolti non erano sicuramente votati alla beneficienza, ma perlomeno offrivano un'esperienza utente soddisfacente.
Tutto molto bello, finche è durato.
Inesorabilmente, passano gli anni e la enshittification teorizzata da Cory Doctorow diviene sempre più reale.
I grandi social network in mano a pochissime, stratosferiche, aziende commerciali (le cosidette Big Tech), cosa mai potrebbe andare storto?
Un'eccessiva centralizzazione, oltre a scontrarsi con le fondamenta stesse del web e creare degli enormi point-of-failure, comporta una serie di problematiche ormai evidenti.
Se è il profitto a dettare legge, sempre e comunque, a subirne le conseguenze è l'utente "non pagante", che inevitabilmente verrà mercificato.
Tracciamento quindi, che innesca meccanismi di advertings sempre più subdoli e mirati.
Algoritmi ovunque, studiati per massimizzare i tempi di permanenza degli iscritti e proporre contenuti virali e tendenzialmente votati alla disinformazione.
Interfacce studiate e stratagemmi psicologici, tra cui continue ed effimere ricompense allo scopo di stimolare il rilascio di dopamina; ottimi strumenti per catturare l'attenzione e potenzialmente creare delle forme di dipendenza.
Tra gli aspetti meno preoccupanti figura comunque uno scemare continuo della qualità generale, ad esempio con decine di funzionalità accessorie e superflue aggiunte nel corso degli anni; per non parlare dell'addestramento degli LLM, non sempre effettuato in modo trasparente.
Ma davvero si deve sottostare a tutto questo?
Una tanto solida quanto ancora perfettibile "alternativa" è quella del Fediverso.
Il Fediverso (o universo federato) può essere immaginato come un insieme di tanti piccoli pianeti, ognuno indipendente, ma tutti in grado di comunicare tra loro.
I pianeti sono le istanze, copie di programmi che girano su server autonomi, tutte accomunate da un protocollo di comunicazione.
ActivityPub, sviluppato dalla W3C (World Wide Web Consortium), è un protocollo di reti sociali aperto e decentralizzato, che a partire dal 2018 si è di fatto imposto come lo standard per il Fediverso.
La sua struttura permette di poter gestire facilmente i contenuti, ma soprattutto di federarli, ossia distribuirli tra le istanze compatibili.
È un meccanismo simile a quello delle mail: nonostante i diversi provider, tutti possono scambiarsi messaggi sulla base di un protocollo comune.
In questo modo si riesce a garantire la decentralizzazione: la rete è distribuita e priva di un nodo centrale.
L'utente ha il pieno controllo sulla scelta della piattaforma e dell'istanza. È possibile migrare tra istanze, o creare la propria.
La morte o la deriva di un'istanza non intacca l'esistenza dell'intero Fediverso.
La quasi totalità delle piattaforme che compongono il Fediverso è fatta da software prettamente libero e/o open source; le istanze risiedono tipicamente su server o VPS GNU/Linux, con l'ausilio della containerizzazione.
Non esiste un modello di business, poiché, a quanto mi risulta, ad oggi non figurano istanze gestite per scopo di lucro. Niente pubblicità ed algoritmi, tutto avviene in ordine cronologico.
Il tracciamento è praticamente nullo, così come lo sfruttamento commerciale dell'utente.
Mettiamoci pure che generalmente gli utenti del Fediverso, esasperati dalle meccaniche tossiche dei social commerciali, sembra mettano in atto una sorta di codice di condotta spontaneo, basato sulla libertà di espressione, ma a scapito della disinformazione, prediligendo contenuti di qualità
. Con queste premesse è facile capire come, almeno finora, il Fediverso costituisca un piccolo angolo di paradiso all'interno di un web sempre più "marcio".
La struttura decentralizzata tende a spaventare l'utente comune, che specie all'inizio può trovarsi disorientato per scegliere una tra le molte istanze, un po' come accade con le distribuzioni Linux (ma con numeri decisamente più piccoli).
Le piccole istanze, il vero motore del Fediverso, si trovano poi spesso ad essere sopraffatte da quelle più note, innescando una subdola "centralizzazione decentralizzata".
Il software che alimenta le istanze, seppure in costante evoluzione, talvolta non è in grado di garantire la stessa cura di piattaforme commerciali su cui lavorano centinaia di programmatori stipendiati.
Lo sviluppo degli applicativi, ma anche semplicemente l'acquisto dei servizi necessari ad ospitare un'istanza, hanno costi umani ed economici, molto spesso affrontati da volontari e collettivi finanziati esclusivamente da donazioni.
Alcune community, anche nel Fediverso, possono diventare in qualche modo tossiche.
Una moderazione distribuita, per quanto in linea generale sia da considerare più snella e pratica da mettere in atto, può trasformarsi in un'arma a doppio taglio.
Non è escluso che qualche amministratore di istanza possa decidere di attuare politiche di moderazione fumose, simili o persino peggiori di quelle dei social commerciali.
Se si parla di Fediverso, non si può non menzionare Mastodon.
Nato come alternativa a Twitter (non riesco a chiamarlo X), ad oggi è una solida piattaforma del Fediverso, la più conosciuta, seguita da Pixelfed e PeerTube.
Seppur non privo di criticità, il livello qualitativo raggiunto da Mastodon è davvero apprezzabile. Navigando nella sua interfaccia si ha subito la sensazione di usare qualcosa di pratico e funzionale, dove l'utente torna finalmente al centro.
Su Mastodon, come negli altri social network federati, non esiste il cosiddetto vendor lock-in, tanto che la registrazione resta obbligatoria solo per chi vuole partecipare attivamente.
La fruzione dei contenuti non richiede necessariamente di passare per un'iscizione, e gli utenti del social possono essere seguiti anche attraverso feed RSS.
L'utente può gestire la sua bacheca in modo granulare, oltre a poter scegliere se limitarsi a visualizzare i contenuti dell'istanza scelta o aprirsi all'intero universo federato.
La federazione, quindi, permette di poter fare tutto con un sola iscrizione? Non proprio.
Con un singolo account su Mastodon, per esempio, è possibile fruire e seguire anche i contenuti provenienti da Pixelfed e PeerTube.
Tali account però risiedono su specifiche istanze, e da Mastodon non si può pubblicare su altre istanze e/o piattaforme, e viceversa.
Cosa accomuna Linux con il Fediverso? Almeno un paio di aspetti.
Innanzitutto qualsiasi istanza, come già detto, è predisposta per girare su server GNU/Linux.
In secondo luogo, il pubblico del Fediverso è tendenzialmente più attento e curioso su temi quali la privacy e la sovranità digitale, con un occhio particolare per il mondo Linux.
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